Fate come le anatre, che da fuori sembrano ferme e sott'acqua pedalano come pazze. (M. Caine)

Sulla vita che cambia e i fuori programma. Le parole di Chiara


Fate come le anatre, che da fuori sembrano ferme e sott'acqua pedalano come pazze. (M. Caine)

Come ci sentiamo quando siamo li che cantiamo a squarciagola la nostra canzone preferita e qualcuno stacca la musica senza preavviso? Come ritroviamo il ritmo che stavamo cercando? E anche se lo trovassimo riusciremo ad amarlo tanto quanto il primo?
Di questo oggi parliamo con Chiara autrice di machedavvero.it, Quello che le mamme non dicono e Da qualche parte nel mondo.

Chiara è romana, ma da qualche anno vive a Londra. A 27 anni scopre di aspettare Viola, condizione che stravolge completamente ogni sua prospettiva. Oggi è viaggiatrice, blogger, influencer,  scrittrice, mamma e compagna di vita.  

Chiara cosa pensi dei “fuori programma”?

Sono la parte pià interessante di ogni viaggio, nonché occasioni per scoprire le nostre risorse nascoste oppure tirarne fuori di nuove. Quando sono rimasta inaspettatamente incinta ho pensato che nella vita le cose ‘grandi’ capitano: a volte sono cose belle, altre volte meno. Ero fortunata: aspettare un bambino era tra quelle belle.

É capitato a molti di dover convertire un sogno o un’idea. Secondo la tua esperienza come si può trasformare la prima sensazione di frustrazione e tristezza in energia positiva e costruttiva?
Decidendolo. Rimettendo le cose in prospettiva. E impegnandosi ogni giorno per ottenere il risultato - pratico o emotivo - che cerchiamo. Più facile a dirsi che a farsi, chiaramente.

Si legge spesso nel tuo blog che Londra è stata la tua seconda possibilità. Cosa intendi di preciso? Cosa significa per te Londra?
E’ stato un grandissimo cambio di punto di vista. Per 30 anni ho vissuto a Roma, immersa nelle dinamiche romane, vicina (troppo) alla mia famiglia con tutti i limiti che questo comporta. La distanza ti permette di vedere la ‘big picture’ e di mettere in discussione tante cose, comportamenti, dinamiche che davi per scontate o giuste a priori.

Da qualche parte nel mondo è il racconto dell’amore, nelle sue diverse forme, e della fiducia che concediamo agli altri e ai noi stessi; in entrambi i casi con qualche difficoltà. Come si costruisce l’autostima? Secondo te ci sono dei passaggi che ognuno di noi deve affrontare per riuscire a vedere, internalizzare e lavorare sulle proprie capacità?

Ci sto lavorando anche io, ma credo che l’autostima si costruisca con il lavoro, ‘facendo le cose’. Ti alzi, ti fai un caffè, ti metti a lavorare per quello che vuoi. Sbagli, fai casini, non importa: la mattina dopo ti rialzi, ti rifai un caffè e ti rimetti al lavoro. E se hai sbagliato strada, torni indietro e ricominci da capo. Credo che l’immobilità, il vittimismo e l’autocommiserazione siano le vere, uniche nemiche dell’autostima.

Come cambia la nostra visione del mondo quando riusciamo a sentirci davvero?
Se per sentirci intendiamo connetterci con noi stessi e capire chi siamo e cosa vogliamo, cambia drasticamente. E’ la differenza tra sentirsi sopraffatti e in balìa delle circostanze e sentirsi in controllo e creare le circostanze.

Oggi cosa significa per te prendersi cura di se stessi? Su questo fronte, c’è un messaggio che ti piacerebbe lanciare ai nostri lettori?

Mettersi al primo posto. So che l’egoismo è considerato un valore negativo, ma tanti dei problemi personali e relazionali derivano da un cattivo rapporto con sé stessi. Amarci di più, rispettare i nostri bisogni e seguire i nostri desideri sono un modo per sentirci meglio, più in pace e felici. Questo in ultima analisi migliora tutto, anche l’umore delle persone che ci amano e ci circondano.

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Classe '76, appassionato da una vita di nuoto, Bruce Springsteen e nuove tecnologie. Adora il cambiamento in ogni sua forma ed espressione.

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